LA SETE DI CHRISTO Stefano Tontini

LA SETE DI CHRISTO

  • TEATRO ARGENTINA
  • giovedì 25 Gennaio 2018
  • ORE 21

 

La sete di Christo (1689)

 

oratorio a 4 voci in due parti

 

di Bernardo Pasquini (1637-1710)

libretto di Nicolò Minato (1627 ca.-1698)

 
 
Francesca Aspromonte - La Vergine
soprano
 
Francisco Fernández-Rueda - San Giovanni
tenore
 
Luca Cervoni - Giuseppe D’Arimatea
tenore
 
Mauro Borgioni - Nicodemo
baritono 
 
Concerto Romano
Paolo Perrone, Gabriele Politi violini
Pietro Meldolesi viola
Marco Ceccato violoncello
Matteo Coticoni contrabbasso
Giovanni Battista Graziadio fagotto
Francesco Tomasi liuto
Stefano Demicheli clavicembalo
Andrea Buccarella organo
 
Alessandro Quarta direttore

 

Bernardo Pasquini appartiene a quella generazione fortunata di compositori che a Roma, sotto la protezione e la promozione di figure fondamentali, come il cardinal Pietro Ottoboni e Cristina di Svezia, seppe dar vita alla felice stagione del secondo ‘600, contribuendo in maniera decisiva allo sviluppo stilistico e formale della musica strumentale e vocale drammatica italiana verso il Barocco tardo. La sete di Christo è un oratorio sulla Crocifissione. Quattro interlocutori si trovano sul Calvario, di fronte al Crocefisso: Maria, S. Giovanni, Giuseppe D'Arimatea e Nicodemo.

Un primo elemento importante per la lettura e la percezione di quest'opera è stabilire che Pasquini agisce in un'epoca ed un contesto ove il dramma dei personaggi “sacri” è dramma umano. Nessun contegno sovrannaturale; la narrazione della vicenda sacra non sfugge minimamente alle convenzioni ed agli effetti più teatrali del Barocco. Il viscerale senso materno, lacerato dal lutto, della Vergine, il temperamento di Giovanni, la sommessa e lirica sofferenza di Giuseppe d'Arimatea e il carattere acceso, quasi speranzoso di Nicodemo, permettono a Pasquini di organizzare una drammaturgia musicale variegata e tesissima. Inoltre, il ricorso frequente a duetti ed ensembles arricchisce il tessuto narrativo e movimenta l'azione. Dal punto di vista musicale, l’oratorio offre tutte le ricchezze di uno stile che potremmo definire di transizione. Essendo la scrittura vocale di Pasquini meno nota, si tende, ascoltandone il carattere ed il modo di comporre, a riconoscere gli accenti drammatici di Stradella, la rotondità tematica del primo Alessandro Scarlatti, qualche violinismo corelliano, e persino qualche stilema handeliano. Ma Pasquini è nato prima di tutti questi compositori, ed il suo personalissimo genio ha fatto sicuramente da guida ed esempio ai suoi contemporanei e non solo. La cura dell'elemento descrittivo (madrigalistico) pone senza dubbio questo stile nella tradizione del Seicento italiano. Eppure, complessivamente Pasquini guarda avanti e ci offre spunti di incredibile “modernità” linguistica, di sapore settecentesco.

Perché riproporre La sete di Christo oggi? Per scoprire un lato meno conosciuto di Pasquini, per l'indiscussa qualità della scrittura e per le soluzioni drammatico-musicali di assoluta originalità. Ma soprattutto per il ritmo pulsante della vicenda musicale, che, al di là degli accademicismi convenzionali del testo, arriva ad un finale di intensità mozzafiato. (Alessandro Quarta)

 

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