JERUSALEM QUARTET

  • Teatro Argentina
  • giovedì 20 Febbraio 2020
  • ore 21

 
JERUSALEM QUARTET
Alexander Pavlovsky violino
Sergei Bresler violino
Ori Kam viola
Kyril Zlotnikov violoncello
 
 
Ludwig van BEETHOVEN
Quartetto in mi minore op. 59 n. 2
Quartetto in la minore op. 132

 

 

Ciclo integrale dei Quartetti per archi di Beethoven

 

 

The exploration of the Beethoven quartets continues with the famous Israeli complex, in a concert that ends with the Quartet op. 132, one of the most enigmatic masterpieces of the chamber repertoire.

 

“Passione, precisione, calore, una miscela dorata: questi sono i segni distintivi di questo eccellente quartetto d'archi”. Così il New York Times sul Jerusalem Quartet, altra prestigiosa formazione da camera che la Filarmonica accoglie per il progetto dell’integrale dei Quartetti di Beethoven. Dopo il debutto nel 1996, i quattro musicisti israeliani hanno infatti intrapreso un percorso di crescita e maturazione che li ha portati ad avere un vasto repertorio e una particolare profondità di espressione, apprezzata e applaudita nei più importanti palcoscenici del mondo e in registrazioni discografiche (il quartetto incide in esclusiva per l’etichetta Harmonia Mundi), premiate con riconoscimenti prestigiosi.

Fra gli ultimi progetti avviati dalla formazione israeliana, troviamo anche un programma incentrato su Beethoven che il Quartetto sta portando in tournée in diverse città tedesche.

A Roma per i concerti della Filarmonica, il Jerusalem Quartet affronterà il secondo Quartetto dell’op. 59, ovvero il ciclo dei “quartetti russi” dedicati al conte Rasumowsky, e l’imponente Quartetto op. 132, composto nella primavera del 1825, uno dei più enigmatici capolavori del repertorio cameristico, appartenente all’ultimo periodo creativo di Beethoven. La complessità e la modernità di questo lavoro sono ben espresse dalle parole di Arrigo Quattrocchi che descrive l’op. 132 come “un quartetto complesso, nel quale la successione dei temi, dei movimenti, delle armonie sembra aver perduto ogni punto di riferimento. Beethoven persegue una meta, precisa (senza la quale la musica perderebbe di senso) ma è il centro che è andato smarrito e con esso vanificate le nostre aspettative di ascoltatori”. Ci troviamo così sorpresi ancora oggi, ascoltando questo Quartetto, di fronte alla mutevolezza dei tempi, alle tensioni che creano esiti imprevedibili nell’ascolto, alle tonalità fluttuanti che provocano indeterminatezza, sospensione e non-risoluzione, ma che fanno di questo lavoro uno dei capolavori della musica da camera di ogni tempo.