QUARTETTO HAGEN

  • Teatro Argentina
  • giovedì 26 Marzo 2020
  • ore 21

 
QUARTETTO HAGEN
Lukas Hagen violino
Rainer Schmidt violino
Veronika Hagen viola
Clemens Hagen violoncello
 
 
Ludwig van BEETHOVEN
Quartetto in fa maggiore op. 135
Quartetto in fa minore op. 95 “Serioso”
Quartetto in do diesis minore op. 131
 
 
Ciclo integrale dei Quartetti per archi di Beethoven
 
 

Nel 2021 compirà 40 anni il Quartetto Hagen, formazione nata dalla passione di quattro musicisti di Salisburgo, fratelli fra loro (solo Angelika verrà sostituita prima da Annette Bik e poi da Rainer Schmidt che è violinista della formazione dal 1987), e che si è imposta nel panorama musicale internazionale come una delle formazioni da camera più accreditate e apprezzate dal pubblico e dalla critica, nel solco della più celebrata tradizione mitteleuropea. Ad impreziosire le esecuzioni, il suono dei loro strumenti, tutti antichi e realizzati da liuteria italiana del Sei e Settecento.

 

La Filarmonica è onorata di avere l’Hagen per l’ultimo concerto all’Argentina dedicato all’esecuzione integrale dei Quartetti di Beethoven, di cui la formazione salisburghese ne affronterà tre, che si inseriscono in quell’ultima stagione creativa che proietterà il musicista di Bonn nella piena modernità. Sono (seguendo l’ordine di esecuzione), l’op. 135, l’op. 95 “Serioso” e l’op. 131. Composto pochi mesi prima che sopraggiungesse la morte, l’op. 135 è l’ultimo Quartetto del catalogo beethoveniano e rispetto al panorama degli ultimi cinque lavori per quest’organico, si presenta con un clima più sereno e contemplativo e di dimensioni piuttosto contenute. Appartiene invece ai cosiddetti “Quartetti di mezzo” l’op. 95, composta nel 1810 e pubblicata però solo nel 1816. Ciò nonostante per diverse caratteristiche il Quartetto in fa minore op. 95 precorre chiaramente i futuri orientamenti dell'autore; il nome di Quartetto serioso, apposto da Beethoven sull'autografo, si riferisce alla coerente severità del contenuto espressivo, ma a caratterizzare la composizione sono soprattutto le dimensioni contenute, l'economia del materiale, la stringatezza del trattamento, l'elisione di tutto ciò che potrebbe essere superfluo. Il concerto si completa con l’op. 131, composta nell’agosto del 1826, pagina fra le più complesse nel gruppo, già di per sé ermetico, degli ultimi Quartetti. Sette movimenti si succedono in un lungo “continuum”, senza soluzione di continuità, e in cui le forme tradizionali vengono trascese o riformulate in modo peculiare rendendo questo lavoro ancora oggi una delle composizioni più enigmatiche di tutti i tempi.

 

 

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