La Storia

1821-1860: L'ACCADEMIA DEI "DILETTANTI" >

1870-1919: LA SOCIETA' CORALE

Nel 1870 il governo pontificio autorizzò la rifondazione della Filarmonica; così, all'indomani della presa di Porta Pia, l'Accademia era già perfettamente riorganizzata, e divenne vicina al partito "liberale". Tuttavia la trasformazione di Roma da capitale dello stato pontificio a capitale del nuovo regno unitario, con i conseguenti sconvolgimenti demografici ed urbanistici, comportò anche la modificazione del tessuto sociale sul quale l'istituzione aveva fondato fino a quel momento la propria esistenza. Venne progressivamente a mancare alla Filarmonica l'entusiasmo dei "dilettanti", e per organizzare esecuzioni musicali fu necessario rivolgersi sempre più spesso al ceto professionale.

La Filarmonica si trasformò di fatto in una società corale, e contribuì a far conoscere a Roma i grandi oratori oltremontani, come il "Paulus" di Mendelssohn o "Le ruine d'Atene" di Beethoven. Nel 1878, alla morte di Vittorio Emanuele II, ottenne anche l'ambìto incarico di provvedere alla cura della parte musicale delle commemorazioni dei sovrani italiani che si tenevano annualmente nel Pantheon; incarico che fu mantenuto fino al 1927.

L'Accademia commissionò dunque a giovani o ad affermati compositori ventitre nuove Messe da Requiem (i nomi più illustri fra questi compositori sono quelli di Eugenio Terziani, Giovanni Sgambati, Edoardo Mascheroni, Marco Enrico Bossi, Riccardo Zandonai, Ildebrando Pizzetti). Tuttavia, al nuovo secolo, l'entusiasmo dei dilettanti era ormai solo un ricordo; la Filarmonica, priva di una sede propria e di mezzi economici, si limitava ad organizzare "saggi" di studio degli allievi di qualche maestro, e vegetava in uno stato di sussistenza. Fu nel 1915, con l'acquisizione di una nuova sede in via di Ripetta, intitolata poi al compositore romano Giovanni Sgambati, che vennero poste le premesse per quel risveglio dell'attività che ebbe luogo concretamente a partire dal 1920.

Arrigo Quattrocchi