La Storia

1821-1860: L'ACCADEMIA DEI "DILETTANTI" >

1920-1943: LA SOCIETA' DI CONCERTI

Nel 1920 il segretario Romolo Giraldi riuscì a promuovere la conversione dell'istituzione verso una moderna attività concertistica, basata sulla scrittura di artisti professionisti tramite agenzie specializzate, e il reinvestimento degli utili nella stagione successiva. Ebbe così inizio la splendida fioritura dell'Accademia fra le due guerre; la sala Sgambati di via di Ripetta ospitò tutti i più prestigiosi solisti e complessi europei - dal Quartetto Busch a Rudolf Serkin, da Walter Gieseking ad Alfred Cortot, da Jascha Heifetz a Georg Kulenkampff - e lanciò anche molti giovanissimi interpreti, come Gioconda De Vito e Carlo Zecchi, che proprio alla Filarmonica colsero le prime clamorose affermazioni. Il ruolo di direttore artistico venne affidato ai più prestigiosi musicisti attivi a Roma (il pianista e compositore Alessandro Bustini, il musicologo Alberto Cametti, il violinista Mario Corti, il compositore Vincenzo Di Donato, nonché una personalità come Alfredo Casella).

Nel 1936 il regime fascista attuò la demolizione dell'auditorium dell'Augusteo - che ospitava i concerti dell'Accademia di Santa Cecilia - e di tutti i palazzi limitrofi, compresa dunque la sala Sgambati; la Filarmonica perse così la propria sede, e fu costretta a peregrinare per diverse sale (la sala Pichetti, il teatro Eliseo); inoltre le restrizioni antilibertarie del regime resero sempre più difficile l'allestimento di una equilibrata stagione. Nel 1943, durante l'occupazione nazista, l'attività fu sospesa.

Dal 1944

Nel 1946, dopo due stagioni di transizione guidate da Vigilio Mortari, la Filarmonica attuò una sorta di vera e propria rifondazione, modificando la propria struttura interna. Per la stagione 1946-47 fu richiamato alla direzione artistica Alfredo Casella, che tenne proprio alla Filarmonica il suo ultimo concerto. Casella avviò il processo di sprovincializzazione della vita musicale romana con una massiccia immissione di musica contemporanea straniera; furono dedicati concerti a Béla Bartok e Manuel De Falla, furono invitati Benjamin Britten e Olivier Messiaen, soprattutto fu organizzata una tournée in otto città italiane del "Pierrot lunaire" di Arnold Schönberg, mai più ascoltato in Italia dopo il 1924.

L'impegno a favore della musica contemporanea doveva rimanere una costante dell'Accademia per tutto il dopoguerra; negli anni Cinquanta venne instaurato un rapporto privilegiato con Igor Stravinskij, più tardi con Luciano Berio e Pierre Boulez. La stessa lista dei direttori artistici del dopoguerra comprende prestigiosi nomi di compositori: Goffredo Petrassi, Mario Peragallo, Roman Vlad, Valentino Bucchi, Guido Turchi, Hans Werner Henze, Paolo Arcà. Più recentemente a ricoprire la direzione artistica sono stati soprattutto musicologi: Massimo Bogianckino, Giorgio Vidusso, Gioacchino Lanza Tomasi, Bruno Cagli. Altra caratteristica peculiare della programmazione della Filarmonica nel dopoguerra è stata l'apertura verso il teatro da camera e il balletto, con la riproposta pionieristica di molti titoli dimenticati e l'arrivo a Roma di tutte le principali compagnie di danza moderna; soprattutto nel campo del teatro da camera l'istituzione non si è limitata ad ospitare produzioni di compagnie in tournée, ma si è impegnata anche nell'effettuare nuove produzioni in proprio.

La coerenza e la qualità altissima delle stagioni della Filarmonica non sarebbero state possibili senza l'entusiasmo disinteressato dei dirigenti, e in particolare di Adriana Panni, che, entrata nel consiglio direttivo nel 1945, è divenuta vicepresidente nel 1955 e poi presidente nel 1973, fino alla sua scomparsa nel 1994; grazie ad Adriana Panni l'Accademia ha instaurato la collaborazione con Strawinsky e con molti altri artisti, ma ha anche acquisito i regolari finanziamenti pubblici, la concessione da parte del Comune di Roma della Casina Vagnuzzi in via Flaminia per la sede amministrativa, il trasferimento dal Teatro Eliseo al più vasto Teatro Olimpico per la sede concertistica, l'acquisto di quest'ultimo nel 1980, reso possibile dal coinvolgimento azionario di abbonati, concertisti, uomini di cultura. Dietro i centosettantacinque anni di vita della Filarmonica si cela insomma una storia fertile e insieme travagliata; il medesimo nome è stato attribuito a modi estremamente dissimili di intendere l'attività musicale; i mutamenti tuttavia hanno sempre seguito da vicino l'evoluzione della realtà cittadina.
A questo si deve la longevità dell'istituzione, la sua capacità di rimanere, in passato come oggi, un punto di riferimento ben oltre la vita musicale della capitale.

Arrigo Quattrocchi